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Tra storia e leggenda - Scheda a cura di Paolo Servillo

La narrazione delle vicende storiche afragolesi rappresenta un affascinante intreccio tra leggenda e certezze storiche. Quella che segue è una narrazione degli eventi che cerca di essere il più possibile fedele a quanto comprovato da documenti storici, senza tuttavia perdere di vista i colorati elementi di leggenda che ancora oggi hanno tanto credito.

LA LEGGENDA

Affresco del Moriani rappresentante la venuta di Ruggero il Normanno ad AfragolaE' comune credenza popolare che Afragola abbia tratto origine dall'antico popolo dei Normanni. Quasi sicuramente si tratta, però, di una leggenda fiorita dalla fantasia popolare; tuttavia essa venne consolidata da un pittore, il Moriani, che nel 1886 affrescò il salone comunale di Afragola, raffigurandovi la venuta di re Ruggero il Normanno, avvenuta presumibilmente nel 1140. Il quadro ad affresco, tutt'oggi visibile nel salone delle adunanze del Municipio di Afragola, presenta, sullo sfondo di una selva, l'imponente figura del re che si accinge a dare ad un gruppo di soldati il possesso di terre incolte; ad accogliere il re accorrono contadini, fanciulli e ragazze che raccolgono fragole da dare in dono al sovrano. Però alcuni studiosi, in base a validi documenti storici, smentiscono questa leggenda dicendo non solo che la cittadina già esisteva precedentemente, ma che Ruggero I morì nel 1101. Quindi, se ad Afragola vi è stato un sovrano, si tratta di Ruggero II venuto solamente per distribuire ai suoi veterani alcune moggia di terreno da dissodare e coltivare.

LE ORIGINI

Studi e scavi condotti sul nostro territorio hanno ulteriormente smentito l'ipotesi della fondazione di Afragola ad opera dei Normanni dimostrando origini più antiche. Infatti nell'ultimo ventennio, nella nostra campagna, sono state ritrovate tombe appartenenti a necropoli sannitiche che gli studiosi hanno potuto datare intorno al IV-III secolo A.C. Tra queste, va sicuramente menzionata una tomba in particolare, per il suo grande valore scientifico. Su questa sono raffigurate due donne l'una di fronte all'altra. Una di queste tiene stretta al petto una pagnotta e porge all'altra una tazza; quest'ultima attingendo da un secchio versa da bere alla prima donna. E' proprio la presenza di questo secchio che costituisce un'assoluta rarità nella pittura funeraria campana. Questi ritrovamenti sono segno evidente che in età sannitica erano sparsi nell'agro afragolese una serie di villaggi, piccoli nuclei rustici in cui si svolgeva un'umile e semplice vita. Altro importante ritrovamento fu quello di un'ara augustea risalente al I d.C. sulla quale era incisa la scritta AUG. SACR. Ciò sta a testimoniare che anche Afragola, come Napoli, fu devota e fedele ai romani e dovette, con molta probabilità, esprimere riconoscenza ad Augusto con quell'ara per qualche beneficio ricevuto. Purtroppo di questo prezioso ritrovamento non è rimasto nulla poiché venne frantumato e utilizzato come brecciame nel secondo dopoguerra. In base a tali testimonianze possiamo, quindi, ritenere che la nostra città abbia avuto origine da più antichi agglomerati di case rustiche, abitate da contadini dediti alla coltura dei campi. In seguito vennero ad aggiungersi anche i profughi delle città di Atella ed Acerra che, a varie riprese, contribuirono ad incrementare questi piccoli villaggi situati nel territorio afragolese. Man mano tali insediamenti ebbero anche un nome, tra i più importanti ricordiamo: ARCOPINTO e CANTARELLO.
Cartina storica di AfragolaAd Afragola cinque erano i luoghi che prendevano nome da un arco quindi Arcopinto è variamente indicato nei documenti; il nome sembra comunque derivare da un antico arco, avanzo di un acquedotto che passava di lì. Cantarello era invece un villaggio sito nella campagna afragolese; esso ha una storia antichissima, documentata dalle numerose tombe ritrovate. Si ha memoria di questo paese sino a Carlo II e re Roberto; venne in seguito distrutto e finì per incrementare Afragola come già aveva fatto Arcopinto. Altri villaggi sorti nella campagna afragolese furono: San Salvatore delle monache, Archora e Salice. E' proprio da questi piccoli villaggi che ha tratto origine il nostro paese ed è nel 1131 che esso viene menzionato, per la prima volta in un documento, con il nome di AFRAORE.

PERIODO DELLE DOMINAZIONI

In epoca ducale, cioè prima della conquista normanna, ben poco si conosce dell'organizzazione amministrativa di tali villaggi. Molto probabilmente alcuni fecero capo ad organismi centrali del ducato, mentre altri furono retti da un magister militum che soprintendeva un territorio abbastanza ampio. In seguito, con la venuta dei Normanni e l'unificazione del regno, la pianura napoletana raggiunse una condizione di prosperità e tranquillità. Questa condizione favorì lo sviluppo di vari casali che furono considerati parte integrante della capitale ed allo stesso modo i loro abitanti erano considerati a tutti gli effetti cittadini di Napoli. Fin dal 1278, ai tempi di re Carlo I, ad Afragola possiamo trovare vestigia di feudalità. Alcuni documenti fanno infatti riferimento ad un certo Paolo Scotto che possedeva un feudo nel casale di Afragola , nel luogo detto "a la fracta". Si parla anche di altra terra feudale situata nella palude di Afragola e di un tale Pandolfo Gennaro che possedeva beni feudali nella zona dell'Arco Pinto. Inoltre Carlo II aveva concesso in feudo al suo medico le cesine di Afragola (terreni una volta boscosi e poi resi alla coltura col taglio degli alberi). Ma non tutta Afragola fu feudale, infatti durante il periodo angioino gli abitanti dei casali si erano organizzati in UNIVERSITAS. L' Universitas nel significato medievale indicava un insieme di persone di condizione sociale simile; essa fu di fatto l'unione dei piccoli proprietari terrieri e dei contadini del casale che, per tutelare i propri interessi, organizzarono una specie di amministrazione locale per risolvere giuridicamente le controversie con il potere feudale e per raccogliere fondi da utilizzare in opere di utilità collettiva. A capo dell'Universitas vi era il Syndicus che era il rappresentante della comunità. Con il passare del tempo le dispute fra feudatari ed Universitas si fecero sempre più aspre, al punto che l'imperatore Carlo V, nel 1536, accordò a quest'ultima lo Jus Praelationis, ovvero la possibilità di riscattarsi dal potere feudale versando la somma corrispondente al valore del feudo. Afragola approfittò di questa possibilità circa quarant'anni dopo. A quei tempi la parte feudale del nostro paese era posseduta dal barone Paolo Capece Bozzuto. Questi avanzò all'autorità vicereale del tempo una domanda, in cui si dichiarava disposto a comprare anche la parte demaniale di Afragola offrendo 7.000 ducati al regio fisco. A questo punto anche l'Universitas, per sottrarsi ad ogni eventuale sopruso futuro, presentò la sua offerta per comprare sia la parte demaniale che la parte feudale. Fu così che il 12 Gennaio 1576 il Regio Collaterale Consiglio, con apposito decreto, stabilì che Paolo Capece Bozzuto vendesse all'Universitas la parte di sua proprietà con tutti i diritti connessi, il castello ed altri beni posseduti nella cittadina, per la somma di 20.000 ducati. Lo stesso decreto stabilì che la Regia Corte di Napoli cedesse, per 7.000 ducati, anche la parte demaniale del comune. La fine del potere feudale, però, non si tradusse in piena autonomia amministrativa; infatti, la corona napoletana si riservò la prerogativa di nominare un regio governatore per l'amministrazione generale del casale che, quindi, dovette subire i soprusi dei vari tirannelli di turno.
Si riporta qui di seguito uno schema sintetico delle dominazioni subite dalla città di Afragola.

Dominazione Data Eventi maggiormente significativi
Longobarda e Bizantina sec.lX Nulla di storicamente certo
NORMANNA 1059 Con l'accordo di Melfi si suggella la conquista normanna
SVEVA 1184 Con il matrimonio tra Enrico di Svevia e Costanza d'Altailla l'Italia meriionale è sveva.
ANGIOINA 1266 Carlo d'Angiò signore di Provenza riesce ad impossessarsi del regno di Napoli
ARAGONESE 1442 Già padroni della Sicilia gli aragonesi conquistano Napoli con Alfonso
VICEREGNO SPAGNOLO 1516 Con la pace di Noon la Spagna ha la meglio sui franesi
BORBONICA 1748 Con la pace di Aquisgrana Napoli passa ai Borboni

L'UNITA' D'ITALIA

Nel 1639 il Viceré di Napoli, duca di Medina, per incrementare le entrate necessarie a finanziare la Guerra dei Trent'anni, dispose che i casali di Napoli, quelli di Nola e molte altre proprietà del Regio Demanio fossero vendute. Molte furono le opposizioni legali dei vari casali, ma queste furono ignorate. Alla fine gli Afragolesi furono costretti a venire ad un compromesso, pagare 30.000 ducati per potersi mantenere nel Regio Demanio. Il pagamento del secondo riscatto ebbe un effetto disastroso per le finanze e la ricchezza locale; l'insoddisfazione generale esplose pochi anni dopo nel 1647, in modo violento, con la rivolta di Masaniello che prese rapidamente piede anche da noi e nei paesi limitrofi. Nonostante ciò il viceregno spagnolo continuò sino all'anno 1748. A tale anno risale la pace di Aquisgrana con cui Napoli passa nelle mani dei Borboni. Nonostante i nuovi padroni tentassero di modernizzare il regno tramite il catasto e la stipula dei trattati commerciali, a Napoli si continuava a respirare un clima di oppressione. Un altro vigoroso grido di rivolta fu rappresentato dall'eroica esperienza della REPUBBLICA PARTENOPEA, sorta nel gennaio 1799, dopo la fuga di Ferdinando IV di Borbone rifugiatosi in Sicilia. Essa fu sostenuta dai più grandi nomi dell'intellettualità napoletana a cui gli afragolesi diedero il loro pieno appoggio. Fu infatti issato al centro di Afragola (miezz' all'arc' ovvero piazza Municipio) l'albero della libertà, simbolo di rivolta e ribellione. A base dell'albero fu adattato un basolo bianco, conservato intatto fino ai nostri giorni, attorno al quale sono fiorite leggende e tradizioni (mettere cosa c'è scritto sul basolo che non ne ho la minima idea). L'animatore del movimento insurrezionale fu, con molta probabilità, il medico Domenico Firelli che, in seguito, divenne sindaco di Afragola (dal 1833 al 1838). Purtroppo la Repubblica, abbandonata dai francesi, tentò invano di resistere con le sole sue forze all'offensiva della Seconda coalizione e l'isolamento in cui si ritrovarono i nostri patrioti li costrinse alla resa nel giugno dello stesso anno; quindi il "mezzogiorno" fu nuovamente dei Borboni. In seguito la storia di Afragola segue parallelamente le sorti del Regno di Napoli. Dopo i moti carbonari e le guerre d'indipendenza, il colpo definitivo ai Borboni fu inferto dalla famosa spedizione dei Mille. Questa si concluse con l'incontro a Teano (26 ottobre 1860) tra re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi che consegnò nelle mani del re il Mezzogiorno d'Italia da lui liberato. Così il 17 marzo 1861 il Parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II "re d'Italia per grazia di Dio e volontà della nazione" suggellando così l'unità d'Italia. Afragola durante questo periodo cercò di raggiungere un equilibrio urbano e territoriale. Le prime amministrazioni succedutesi dopo l'unità dovettero infatti dare un assetto complessivo alla viabilità urbana e creare un centro civico adatto ad assolvere i compiti amministrativi. L'equilibrio che si raggiunse fu però perso a causa dello sviluppo edilizio degli anni '20 del nostro secolo.

IL VENTENNIO FASCISTA

Busto di Luigi CiaramellaDurante il fascismo ogni cittadina era governata da un podestà che veniva politicamente imposto, questi era aiutato nel suo compito da un segretario politico e da una Consulta. Afragola ebbe, dal 1927 al 1943, sempre lo stesso podestà, che per i suoi meriti non fu mai sostituito. Colui che governò la nostra cittadina per così lungo tempo era un locale professionista, il dottor Luigi Ciaramella.Non sarebbe stato facile trovare una persona più leale e comprensiva e, nonostante fosse stato lasciato indisturbato alla guida dell'amministrazione afragolese, mai abusò della sua alta carica, anzi seppe sempre venire incontro ai problemi ed alle esigenze del popolo. Quindi, fortunatamente, il periodo fascista in Afragola fu caratterizzato dal governo, non oppressivo, del nostro potestà che promosse anche numerose opere di ristrutturazione pubblica. In quel periodo, infatti, sorse il dispensario antitubercolare e fu affrontato radicalmente il problema delle fognature. Fu inoltre completato e prolungato il tratto di strada don Minzoni (già via Avignone), fu sistemato il Rettifilo (ora corso Garibaldi) che congiunge Afragola con la vicina Casoria ed inoltre veniva curata anche la pavimentazione di altre strade comunali da via Oberdan a via Arturo De Rosa, a via Sanfelice, al corso De Nicola. Addirittura, in pieno clima fascista, il Ciaramella fu in grado di ottenere, dall'alto commissario della provincia di Napoli, che il corso si intitolasse al nome del De Nicola ancora vivente. Intorno al 1938 fu risolto il problema dell'edilizia scolastica quando venne costruito l'edificio scolastico dedicato a Guglielmo Marconi che sorge alle spalle del santuario di Sant'Antonio. Il Ciaramella conservò sempre una posizione privilegiata nei confronti dei fascisti napoletani e la usò per fornire il paese di quanto avesse avuto bisogno. Il suo principale obiettivo fu quello di gettare le basi per riuscire a trasformare, una volta per sempre, Afragola in una grande città. Un passo in quella direzione fu fatto quando la nostra cittadina fu elevata da comune a città; fu così realizzato un sogno di molti afragolesi. Ancora oggi, affisso nell'atrio del palazzo di città, vi è un marmo che sta a ricordare il felice evento. Su esso è inciso: "Sua Maestà - Vittorio Emanuele III - Re d'Italia ed Imperatore d'Etiopia - con decreto 5 settembre 1935, XIII - si degnò conferire a questo Comune - il titolo di - Città - 28 ottobre A. XIV. E.F. In quel periodo anche l'agricoltura ebbe una svolta, adottando sistemi moderni ed intensivi, allo stesso tempo andava sviluppandosi il commercio e l'industria.

Segnaliamo inoltre le pagine dedicate alla curiosa vicenda che ha avuto per protagonisti Afragolaweb ed il Comune di Afragola.

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