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In epoca ducale, cioè prima della conquista normanna, ben poco si conosce dell'organizzazione amministrativa di tali villaggi. Molto probabilmente alcuni fecero capo ad organismi centrali del ducato, mentre altri furono retti da un magister militum che soprintendeva un territorio abbastanza ampio. In seguito, con la venuta dei Normanni e l'unificazione del regno, la pianura napoletana raggiunse una condizione di prosperità e tranquillità. Questa condizione favorì lo sviluppo di vari casali che furono considerati parte integrante della capitale ed allo stesso modo i loro abitanti erano considerati a tutti gli effetti cittadini di Napoli. Fin dal 1278, ai tempi di re Carlo I, ad Afragola possiamo trovare vestigia di feudalità. Alcuni documenti fanno infatti riferimento ad un certo Paolo Scotto che possedeva un feudo nel casale di Afragola , nel luogo detto "a la fracta". Si parla anche di altra terra feudale situata nella palude di Afragola e di un tale Pandolfo Gennaro che possedeva beni feudali nella zona dell'Arco Pinto. Inoltre Carlo II aveva concesso in feudo al suo medico le cesine di Afragola (terreni una volta boscosi e poi resi alla coltura col taglio degli alberi). Ma non tutta Afragola fu feudale, infatti durante il periodo angioino gli abitanti dei casali si erano organizzati in UNIVERSITAS.

L' Universitas nel significato medievale indicava un insieme di persone di condizione sociale simile; essa fu di fatto l'unione dei piccoli proprietari terrieri e dei contadini del casale che, per tutelare i propri interessi, organizzarono una specie di amministrazione locale per risolvere giuridicamente le controversie con il potere feudale e per raccogliere fondi da utilizzare in opere di utilità collettiva. A capo dell'Universitas vi era il Syndicus che era il rappresentante della comunità. Con il passare del tempo le dispute fra feudatari ed Universitas si fecero sempre più aspre, al punto che l'imperatore Carlo V, nel 1536, accordò a quest'ultima lo Jus Praelationis, ovvero la possibilità di riscattarsi dal potere feudale versando la somma corrispondente al valore del feudo. Afragola approfittò di questa possibilità circa quarant'anni dopo. A quei tempi la parte feudale del nostro paese era posseduta dal barone Paolo Capece Bozzuto. Questi avanzò all'autorità vicereale del tempo una domanda, in cui si dichiarava disposto a comprare anche la parte demaniale di Afragola offrendo 7.000 ducati al regio fisco. A questo punto anche l'Universitas, per sottrarsi ad ogni eventuale sopruso futuro, presentò la sua offerta per comprare sia la parte demaniale che la parte feudale. Fu così che il 12 Gennaio 1576 il Regio Collaterale Consiglio, con apposito decreto, stabilì che Paolo Capece Bozzuto vendesse all'Universitas la parte di sua proprietà con tutti i diritti connessi, il castello ed altri beni posseduti nella cittadina, per la somma di 20.000 ducati. Lo stesso decreto stabilì che la Regia Corte di Napoli cedesse, per 7.000 ducati, anche la parte demaniale del comune. La fine del potere feudale, però, non si tradusse in piena autonomia amministrativa; infatti, la corona napoletana si riservò la prerogativa di nominare un regio governatore per l'amministrazione generale del casale che, quindi, dovette subire i soprusi dei vari tirannelli di turno.
Si riporta qui di seguito uno schema sintetico delle dominazioni subite dalla città di Afragola.

Dominazione Data Eventi maggiormente significativi
Longobarda e Bizantina sec.lX Nulla di storicamente certo
NORMANNA 1059 Con l'accordo di Melfi si suggella la conquista normanna
SVEVA 1184 Con il matrimonio tra Enrico di Svevia e Costanza d'Altailla l'Italia meriionale è sveva.
ANGIOINA 1266 Carlo d'Angiò signore di Provenza riesce ad impossessarsi del regno di Napoli
ARAGONESE 1442 Già padroni della Sicilia gli aragonesi conquistano Napoli con Alfonso
VICEREGNO SPAGNOLO 1516 Con la pace di Noon la Spagna ha la meglio sui franesi
BORBONICA 1748 Con la pace di Aquisgrana Napoli passa ai Borboni

L'UNITA' D'ITALIA

Nel 1639 il Viceré di Napoli, duca di Medina, per incrementare le entrate necessarie a finanziare la Guerra dei Trent'anni, dispose che i casali di Napoli, quelli di Nola e molte altre proprietà del Regio Demanio fossero vendute. Molte furono le opposizioni legali dei vari casali, ma queste furono ignorate. Alla fine gli Afragolesi furono costretti a venire ad un compromesso, pagare 30.000 ducati per potersi mantenere nel Regio Demanio. Il pagamento del secondo riscatto ebbe un effetto disastroso per le finanze e la ricchezza locale; l'insoddisfazione generale esplose pochi anni dopo nel 1647, in modo violento, con la rivolta di Masaniello che prese rapidamente piede anche da noi e nei paesi limitrofi. Nonostante ciò il viceregno spagnolo continuò sino all'anno 1748. A tale anno risale la pace di Aquisgrana con cui Napoli passa nelle mani dei Borboni. Nonostante i nuovi padroni tentassero di modernizzare il regno tramite il catasto e la stipula dei trattati commerciali, a Napoli si continuava a respirare un clima di oppressione. Un altro vigoroso grido di rivolta fu rappresentato dall'eroica esperienza della REPUBBLICA PARTENOPEA, sorta nel gennaio 1799, dopo la fuga di Ferdinando IV di Borbone rifugiatosi in Sicilia. Essa fu sostenuta dai più grandi nomi dell'intellettualità napoletana a cui gli afragolesi diedero il loro pieno appoggio. Fu infatti issato al centro di Afragola (miezz' all'arc' ovvero piazza Municipio) l'albero della libertà, simbolo di rivolta e ribellione. A base dell'albero fu adattato un basolo bianco, conservato intatto fino ai nostri giorni, attorno al quale sono fiorite leggende e tradizioni (mettere cosa c'è scritto sul basolo che non ne ho la minima idea). L'animatore del movimento insurrezionale fu, con molta probabilità, il medico Domenico Firelli che, in seguito, divenne sindaco di Afragola (dal 1833 al 1838). Purtroppo la Repubblica, abbandonata dai francesi, tentò invano di resistere con le sole sue forze all'offensiva della Seconda coalizione e l'isolamento in cui si ritrovarono i nostri patrioti li costrinse alla resa nel giugno dello stesso anno; quindi il "mezzogiorno" fu nuovamente dei Borboni. In seguito la storia di Afragola segue parallelamente le sorti del Regno di Napoli. Dopo i moti carbonari e le guerre d'indipendenza, il colpo definitivo ai Borboni fu inferto dalla famosa spedizione dei Mille. Questa si concluse con l'incontro a Teano (26 ottobre 1860) tra re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi che consegnò nelle mani del re il Mezzogiorno d'Italia da lui liberato. Così il 17 marzo 1861 il Parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II "re d'Italia per grazia di Dio e volontà della nazione" suggellando così l'unità d'Italia. Afragola durante questo periodo cercò di raggiungere un equilibrio urbano e territoriale. Le prime amministrazioni succedutesi dopo l'unità dovettero infatti dare un assetto complessivo alla viabilità urbana e creare un centro civico adatto ad assolvere i compiti amministrativi. L'equilibrio che si raggiunse fu però perso a causa dello sviluppo edilizio degli anni '20 del nostro secolo.

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